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Cambiare vita: da farmacista a consulente in due anni. Ecco la mia storia.

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Ti sei mai trovato nella situazione di voler cambiare la tua vita? Di dare una svolta alla tua carriera?

Ti faccio una confessione: prima che tutto questo accadesse non avevo minimamente idea di come avrei potuto reinventare la mia vita e trovare qualcosa che facesse al caso mio.

Tutto nacque una sera in primavera, di quelle quando esci con gli amici e torni a casa camminando per il centro della città che sta cominciando ad andare a letto.

Il silenzio e la calma aiutano i pensieri a fluire.

Avevo deciso che così non potevo continuare, che avrei dato una svolta alla mia carriera. Che avrei avuto l’occasione di costruirmi il mio percorso.

Ma partiamo dall’inizio.

Cambiare vita non è sempre un percorso breve

Come a quasi tutti noi accade, una volta finita la maturità ti ritrovi a pensare a due cose: quanto manca al viaggio di maturità con gli amici? E soprattutto, cosa farò del mio futuro?

La scelta per cambiare vita si gioca su un equilibrio sottile

Partiamo da un grande problema del nostro tempo che tutti sottovalutano e che non so perché nessuno ne parla. Il problema è che non si fa abbastanza orientamento ai ragazzi che escono dalla maturità.

Quasi nessuno sa bene quali sono le possibilità che gli si possono aprire in futuro. Solo poche fortunatissime persone sanno già qual è il loro scopo nella vita.

Ho un amico che l’ha sempre saputo. Da quando eravamo piccoli mi diceva che avrebbe voluto fare l’avvocato, e così è stato. Io no, non faccio parte di quella fortunata categoria. 

Per me ragionare sul futuro è sempre stato un esercizio di diletto perché non ho mai avuto un’idea chiara di quello che sarei andato a fare, forse perché ho tante passioni, forse perché mi interesso a tutto e sono curioso. Di fatto non sono mai riuscito a capire che cosa avrei fatto. E questo mi ha portato ad un primo grande problema.

Quando mi ritrovai di fronte alle iscrizioni per le facoltà ero abbastanza convinto del fatto che ci fossero solo poche, definite, strade che avrei potuto prendere. 

Quali erano gli unici percorsi di laurea? Medicina, giurisprudenza, ingegneria, farmacia, e le facoltà umanistiche.

Partendo dal presupposto che avrei scartato a prescindere le lauree umanistiche perché, allora non mi sentivo parte di quel flusso di pensieri le scelte potevano ricadere solo su quelle, poche, classiche, alternative.

Neanche a dirlo, con due genitori medici che cosa avrei potuto scegliere? 

Vada per il test di medicina!

Indovina un po’?

Non lo passai. Non lo passai neanche il secondo anno, anche se probabilmente non avevo neanche più la testa per farlo, e sapete perché?

Perché ero entrato alla facoltà di Farmacia, a Bologna, con l’idea di studiare le materie per il test d’ingresso dell’anno dopo che incredibilmente sono tutte quelle del primo anno di farmacia (ottima mossa di marketing ragazzi); ma mi trovavo talmente bene che dentro di me sapevo che in realtà era la scelta giusta.

Ottimi risultati, gruppo di amici fantastico e già consolidato, una vita da fuori sede a 19 anni. Che volere di più?

Quella fu una delle ultime volte che non fui lungimirante nel corso della mia vita, e sapete perché?

Perché il conto arrivò 4 anni dopo, quando in pieno Erasmus mi resi conto che non sarebbe stato il lavoro per me. Nulla di particolare, ma così come non riuscirei mai a fare il contabile non sarei nemmeno riuscito a lavorare dietro il banco di una farmacia.

Era comunque troppo tardi per cambiare idea, era troppo tardi per trovare una motivazione razionale che giustificasse un cambio di vita. Ormai mi mancava meno di un anno e mezzo e non potevo fermarmi. Non potevo mancare l’obiettivo che mi ero prefissato. Me lo dovevo e lo dovevo ai miei genitori.

E così mi laureai, bello come il sole e senza una minima certezza per il futuro. 

E quindi? Che fare? 

Se sei all’università, se studi farmacia, se sei un fuori sede, è difficile avere altro tempo e la lucidità per mettersi a cercare possibili alternative alla tua vita prima di laurearsi, per cui decisi che almeno un’esperienza lavorativa avrei dovuto farla.

Cambiare vita in Italia è difficile, mi dicevo

D’altronde erano anni che studiavo senza fermarmi, ero stufo. Volevo mettermi alla prova e tentare di produrre qualche risultato.

In quel momento lo vissi come un downgrade. Ero stato fuori sede, avevo fatto esperienze incredibili. Avevo avuto la possibilità finalmente di crescere esponenzialmente rispetto a chi non aveva avuto le mie possibilità, e che faccio? Ritorno nella mia città di origine, Padova, per un posto fisso, un posto di lavoro relegato nelle quattro mura della farmacia.

In parte era così, in parte, ancora una volta, mi sbagliavo.

Ebbi la fortuna di approdare in una farmacia molto grande. Una realtà che non era la classica farmacia come ero abituato a pensarla. Era, ed è, più che altro un’azienda. un posto in cui le mansioni non sono limitate alle normali mansioni del farmacista.

Ognuno di noi era responsabile di un determinato settore. Servizi, ordini, marketing, visual, consulenze.

Non ero capitato poi così male, per fortuna ero riuscito a trovare una realtà che potesse darmi qualcosa di più. Qualcosa per cui ero fatto.

Intendiamoci, come ho già detto il lavoro del farmacista è fantastico perché richiede una serie di competenze a 360 gradi che difficilmente ritroviamo in un altro lavoro.

Un farmacista deve essere consulente, venditore, amministrativo, deve conoscere tutti i prodotti, anche quelli appena arrivati, sempre considerando che, come mi disse un mio mentore, la farmacia è come il confessionale. Il cliente ti dice tutto perché ti rispetta, e tu devi rispettarlo a sua volta.

Sono stato messo a capo del reparto marketing della farmacia fin da subito. Mi sono occupato di visual merchandising della farmacia sin da subito e mi sono occupato di comunicazione sia interna che esterna della farmacia.

Dopo tre anni ero arrivato al limite. Non ne potevo più. Sapevo che per dare un cambio alla mia vita avrei dovuto fare una scelta radicale.

La voglia di cambiare

Ed eccoci qui di nuovo a quella sera. In quel momento decisi che dovevo provarci.

E così sono arrivato al CUOA Business School. Per fare il grande salto volevo farlo nel posto migliore.

Come aprirsi la mente ed uscire da una mentalità troppo lineare? Semplie, iscrivetevi ad un master.

Altro punto debole della filiera dell’istruzione universitaria. Così come all’inizio pensavo, sbagliandomi di grosso, che ci fossero solo poche veri percorsi di laurea da scegliere. Fino a qualche anno fa pensavo allo stesso modo che gli sbocchi lavorativi sarebbero stati altrettanto limitati e circoscritti al percorso classico.

Perché nessuno ci dice delle innumerevoli possibilità che abbiamo se solo volessimo decidere di non prendere la strada convenzionale?

Al CUOA ho avuto modo di vedere come la realtà aziendale fosse ampia, complessa, profonda. Ero affascinato da tutte le possibilità di miglioramento di un azienda, da tutte le implicazioni che ogni azione comporta. Quello era il mio mondo, e volevo terribilmente farne parte.

Alla fine del master, quando è il momento di fare delle scelte sapevo che avrei dovuto cercare di essere pù lungimirante. 

Dal momento in cui arrivano le proposte lavorative si incomincia a mandare i propri curricula alle aziende che si ritiene possano essere più in linea. 

E si le scelte difficili non erano ancora finite. Ho rinunciato a due proposte di lavoro che mi arrivarono. Una a Brescia, l’altra come export area manager di tutta l’America Latina. Ma sentivo che non era la strada giusta.

Il coraggio di scegliere

Non volevo snaturarmi e farmi abbindolare da qualche nome importante solo per andare a fare lo stesso ruolo da dipendente.

Scelsi quindi una realtà più piccola, più vicina a casa ma che mi permettesse di investire davvero in me stesso. Sono un partita iva adesso e mi sento ogni giorno come se stessi costruendo il mio personal branding. Il mio futuro. Certo è tutto un po’ più complesso, ma d’altronde se avevo deciso per un cambiamento di vita, qualcosa dovevo pur farla.

Cambiare vita a 30 anni

Sono consulente marketing e innovazione per le farmacie e aziende farmaceutiche e mi occupo di compravendita di farmacia, grazie allo studio di professionisti che mi ha accolto come loro collaboratore. Fare questo lavoro significa essere sempre, costantemente, sul pezzo. 

Significa essere sempre attento al modo in cui evolve il mercato, a volte cercando anche di anticiparlo, per favorire i propri clienti.

In questo blog cercherò di condividere con voi tutte le mie conoscenze e dei trucchi del mestiere che arrivano dai miei studi, ma anche dai casi pratici che vedo ogni giorno.

Spero di poter portare valore aggiunto a me che scrivendo continuo nel processo di ragionamento ma soprattutto a voi, che per la prima volta avrete una voce in questo campo farmaceutico, troppo spesso dominato da una logica del “si è sempre fatto così”.

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